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| storia e origini del gatto | | Stampa | |
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Il gatto vanta una evoluzione di circa quaranta anni ripercorribile in natura attraverso il ritrovamento di alcuni fossili che ci permettono di classificarlo come appartenente alla famiglia dei felidi selvatici. Suddivisa in tre sottospecie, tra la famiglia dei felidi si annoverano i Nimravini, ormai scomparsi in natura, gli Acinonyx, a cui appartiene il ghepardo ed i felidi composti a loro volta di due sottospecie tra cui i grandi
Felini (genere Panthera) ed i piccoli
Felini (genere Felis) di cui fa parte il gatto. Sul finire dell’Era Secondaria, dopo l’estinzione dei dinosauri, si ha la testimonianza dei primi mammiferi. Circa 70 milioni di anni fa, nel Cretaceo Superiore, dagli Insettivori sopravvissuti, si originarono i carnivori ed i primati. Nel Paleocene, a questo gruppo di mammiferi faceva parte quello dei Creodonti, antenato dei Carnivori che non raggiungevano le dimensioni di 30 cm e presentavano arti corti, semiplantigradi ma già muniti di artigli. Anatomicamente dissimile dai carnivori odierni, la loro estinzione risale al Eocene, dove troviamo la presenza dei Carnivori Fissipedi dotati di una dentatura più sviluppata e potente rispetto a quella dei predecessori. Gli Eucredonti, che traggono la loro origine dai Procreodonti del Paleocene, i diretti progenitori dei carnivori attuali, presentano canini e denti aguzzi. Tra di essi ricordiamo il Miacis o Miacide, una sorta di mammifero carnivoro che vive sugli alberi, dal corpo agilissimo grazie ad una struttura anatomica che presenta degli arti più lunghi rispetto ai Creodonti. Il Miacis, progenitore dei Miacidi, dalle piccole dimensioni è una via di mezzo tra i Creodonti ed i Fissipedi. Scomparvero nel Eocene Superiore. Alcuni esemplari, sempre provenienti dai Miacidi, rappresentanti degli attuali Canidi, dei Mustelidi, degli Ursidi e dei Procioni, sono comparsi in Eurasia ed in America alla fine del Eocene. All’origine dei Viverridi o manguste, specie simile ai Miacidi e successivamente dei Felidi e degli Ienidi, appartengono probabilmente i capostipiti dei Fissipedi. In seguito, nell’Oligocene si tracciarono due linee essenziali dei Felidi: gli Eusilus, Felini dalla corporatura massiccia e grave, e per questo poco agili, con grossi canini ricurvi; i Proailurus e successivamente gli Pseudailurus, simili a grossi gatti snelli e voli la cui dentatura ricorda quella dei moderni Felidi. Lo Smilodon riassume in se i caratteri dell’odierno gatto. I piccoli
Felini si adeguarono a condizioni ambientali più disparate quali zone desertiche, foreste, in zone arido-steppose o palustri. I primi esemplari degli attuali gatti, apparvero nel Quaternario. Progenitore per eccellenza del gatto odierno è la specie felina selvatica di Martelli (Felis lunensis) che risale probabilmente al principio del Pleistocene, e più precisamente ad 1,8 milioni di anni fa. A quasti si fa risalire anche l’origine del gatto selvatico (Felis silvestris) che apparì alla fine della seconda glaciazione. Diffusosi rapidamente in Europa, in Asia ed in Africa, si differenzia per tipologia in gatto selvatico europeo o delle foreste (Felis silvestris silvestris) in gatto africano o guantato (Felis silvestris libica) ed in gatto selvatico asiatico (Felis silvestris ornata). Sembrerebbe accertata da alcuni studiosi che una ben delineata differenziazione tra il gatto selvatico europeo e quello africano sarebbe avvenuta all’incirca 20 mila anni fa.
La progenie del nostro
gatto domestico
(Felis silvestris catus, anticamente Felis catus) è legata indiscutibilmente al gatto selvatico africano. Più specie selvatiche, tra cui il gatto selvatico asiatico (Felis silvestris ornata), presente in Iran, in Pakistan ed in India, porterebbe all’origine di questa specie. Si presenta dal mantello grigio giallastro a macchie nere tondeggianti e dalla lunga coda ad anelli, con l’estremità nera. Il gatto selvatico africano, nato dall’accoppiamento con il precedente, fu reso domestico in Egitto circa 2.500 anni a.C.. Simile al gatto tigrato, esibisce un pelo raso, grigio fulvo o grigio bruno, con presenza di strisce trasversali nere sui fianchi e la coda ad anelli con la punta nera. Si addomestica con estrema facilità ed è considerato il progenitore dell’attuale gatto, mentre lo stesso non può dirsi per il Felis silvestris, animale che non si sottomette affatto all’uomo e che vive in assoluta libertà. Non si sa con assoluta certezza quando si sia verificata la domesticazione del nostro amico felino. Si crede sia avvenuta in Egitto intorno al 4.500 a.C. ove esistono le prime testimonianze. Il gatto egizio deriverebbe da una delle sottospecie del Felis silvestris lybica. In principio condivise solo il cibo con l’uomo, ma progressivamente acquisì una certa familiarità con il genere umano, tanto da essere apprezzato e considerato come un vero e proprio animale da compagnia. Durante il Nuovo Impero, che si aggira intorno al 1580-1070 a.C., sino al periodo dell’era tolemaica, circa 300-30 a.C., il popolo egizio accolse benevolmente i gatti selvatici che successivamente fecero mummificare, così come era precedentemente accaduto con quelli addomesticati. A detta di alcuni ricercatori esisterebbero dei parametri differenti legati alla capacità cranica che permetterebbe o meno la domesticazione dell’animale. Il gatto selvatico asiatico che dimora in Pakistan, presenta una capacità cranica o volume cerebrale molto ridotta, e per questo più addomesticabile, rispetto al felino del deserto libico o del Sud dell’Estremo Oriente, che sarebbe giunto successivamente in Egitto e che presenterebbe una maggiore lunghezza cranica; ciò spiegherebbe la differenziazione dal gatto europeo.
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