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I Gattini appena nati presentano di per se un discreto olfatto, tale da consentirgli di individuare, ad una distanza di circa 50 cm, la posizione della madre. Ugualmente già possiede la capacità di riconoscere i diversi gusti, dal dolce all’amaro al salato. Alla nascita il cucciolo è cieco e sordo, sensi che acquisterà più o meno simultaneamente nel giro di alcuni giorni. L’apertura degli occhi avverrà tra i sette ed i quindici giorni, ma la profondità del campo visivo si competerà solo dopo qualche giorno. Nei priori di vita acquisisce anche l’udito, un senso che però gli permetterà di percepire i suoni solo dopo i 15 giorni dalla nascita fino ad affinarli nei primi 30 giorni di vita, quando sarà anche in grado di riconoscere il richiamo materno. Inizierà a coordinare i primi movimenti all’età di 2 settimane, pur mostrando da subito un grande senso dell’equilibrio, fino a stare diritto sulle zampe di li qualche tempo. Ancor prima di avere un mese, la sua agilità è tale da permettergli di restare in equilibrio su tre zampe e grattarsi le orecchie.

Il periodo di fuoriuscita dei denti provvisori, da latte, e la comparsa di quelli definitivi, permette di determinare con estrema certezza l’età del micino.

Lo sviluppo anatomico delle varie parti del corpo non è simultaneo. Alla nascita, il piccolo presenta una testa relativamente grande, successivamente si assisterà ad un allungamento degli arti con conseguenti movimenti goffi; dopo l’accrescimento riguarderà tutto il resto del corpo sino ad avere ogni parte in proporzione.

L’evoluzione del peso dei Gattini è facilmente riscontrabile dall’aumento giornaliero dl peso corporeo dei piccoli, eseguito alla medesima ora. Ciò permette di verificare la crescita di ogni singolo cucciolo ed allo stesso tempo di confrontare quello della stessa cucciolata. Esistono dei criteri di riferimento per testare l’aumento corretto del peso quotidiano. Se l’aumento non si riscontra per due giorni consecutivi, o in caso di perdita ingiustificata di peso, le possibili cause potrebbero essere le conseguenze di un apporto nutritivo incompleto della madre, o per malattie tali da non consentire una normale crescita. Il passaggio dalla nascita all’età adulta, di norma avviene in tre tappe:
  • il periodo neonatale, della durata di 4 giorni a partire dal concepimento, in cui la crescita può variare anche in rapporto al tipo di parto. I nascituri sofferenti per via del parto, possono incorrere in una fase di arresto di peso, evento questo che comunque si verifica raramente
  • il periodo di allattamento esclusivo, riferito alle prime 4 settimane di vita, che permette di avere una conoscenza approssimativa anticipata del peso in funzione dell’età. Tra i 7 ed i 10 giorni di vita, il peso normalmente raddoppia, a 4 settimane si quadruplica. L’aumento di peso durante l’allattamento, esprime le qualità del latte materno e le cure prestate ai cuccioli.
  • Il periodo di pre-svezzamento è rappresentato dal passaggio da una condizione alimentare ad un’altra che avviene tra la quarta e la settimana di vita. Durante la quarta settimana è possibile assistere ad un calo del ritmo di crescita, da attribuire ad una riduzione della lattazione in seguito all’assunzione di un apporto nutrizionale differente. Una volta raggiunta la settima settimana, il ritmo di crescita riprende con l’assunzione di sostanze solide. Nell’ottava settimana si raggiunge un peso 8 volte maggiore rispetto a quello registrato alla nascita, e doppio rispetto alla quarta settimana di vita.
  • Il periodo di post-svezzamento, coincidente con l’ottava settimana, segna la fase espressiva delle potenzialità genetiche, cioè di assoluta autonomia del gattino. In questo periodo, la diversità di ciascun gattino si esprime a pieno. Il cucciolo, essendo sufficientemente autonomo, si alimenta come vuole ed aumenta di peso sino a raggiungere a 10-12 mesi quello di un animale adulto.

Le componenti che interagiscono sullo sviluppo della crescita del gattino possono essere intrinseche, di natura genetica, ed estrinseche, influenzate dall’ambiente. Tra i fattori intrinseci che influenzano le variazioni di peso citiamo:
  • la razza: maggiore è la mole della razza d’appartenenza, più veloce sarà la crescita;
  • il sesso: il dimorfismo sessuale è più evidente nei periodi successivi alla nascita. Anche il potenziale di crescita nei maschi aumenta rispetto alle femmine tra la sesta e la dodicesima settimana di vita;
  • fattori familiari: il cucciolo possiede inizialmente un patrimonio genetico appartenente per metà ad entrambi i genitori. Nell’ambito di una stessa razza, i caratteri ereditari ricevuti dai genitori, possono generare cuccioli di differente peso, statura o tipo morfologico, utilizzati ai fini della selezione;
  • il peso della madre: dipende dalla razza e dal materiale genotipico. Più la madre presenta una corporatura massiccia e uno stato fisico ottimale, maggiori saranno le possibilità di una crescita rapida del gattino. Non vanno trascurate, ovviamente, le qualità del latte materno.
  • i fattori genetici individuali: il patrimonio genetico del cucciolo proveniente per metà dalla madre e per metà dal padre, è responsabile della formazione di individui unici, provenienti dalla stessa cucciolata. A tal fine, per determinare la crescita del piccolo è bene usufruire della media delle misurazioni dei genitori;
  • i fattori ormonali: il processo di crescita è determinato da specifici ormoni sintetizzati dal piccolo. Le problematiche ormonali dell’organismo, che possono alterare la crescita del gatto, costituiscono un’eccezione rispetto a quanto avviene nell’uomo. Il diabete giovanile, ad esempio, è determinato più da uno scompenso delle funzioni metaboliche dell’organismo, che dai disturbi della crescita. E’ estremamente difficile, se non eccezionale, trovare dei gatti con ipotiroidismo o nanismo. Le malformazioni che si incontrano di rado, responsabili di una irregolarità nella produzione di ormoni sessuali, non sembrano modificare pienamente il processo di crescita del piccolo. Inoltre, la sterilizzazione precoce non ha incidenza sull’aumento del peso né sul raggiungimento di uno stadio standard di crescita dell’animale adulto. La somministrazione ormonale al gatto a fini curativi, per contro, può inibire in maniera seria, se non è eseguita correttamente, il perfetto equilibrio endocrino.
 
Tra i fattori estrinseci che influenzano le variazioni del peso, citiamo:
  • l’igiene della cuccia e lo stress ambientale;
  • la fase dell’allattamento è estenuante per la madre ed estremamente delicata per il piccolo. Le condizioni igieniche e del luogo dove verrà situata la cuccia, e di ciò che verrà messo a disposizione della gatta prima del parto, devono essere sottoposte ad una rigorosa igiene. Di contro, una scarsa igiene può ledere la madre e i futuri nascituri. Infine, qualsiasi disturbo dall’ambiente esterno, può incidere sulla riuscita della poppata. Il piccolo cresce, di norma, mentre dorme. Sin dai primi giorni di vita, trascorre gran parte del tempo dormendo, tranne quando viene svegliato dalla madre per essere allattato. Mentre cresce, il tempo dedicato al sonno diminuirà e sarà impiegato nei giochi e nell’esplorazione dell’ambiente che lo circonda; tuttavia, un buon sonno è di fondamentale importanza. La tensione può essere la causa responsabile della secrezione di ormoni capaci di modificare il giusto equilibrio ormonale e di condizionare la crescita, pertanto, qualsiasi fattore ambientale sfavorevole può compromettere una crescita che si prefigurava ottimale. Cuccia e cucciolata non devono essere soggetti a sbalzi di temperatura e quanto altro possa apportare turbamenti;
  • le dimensioni della cucciolata: la diversità di peso in Gattini di cucciolate numerose, rispetto a parti con numero inferiore di piccoli è notevole, e tende ad aumentare nelle prime settimane di vita, poiché il latte materno deve soddisfare un maggior numero di cuccioli. Questa condizione perdura per i primi due mesi di vita, solo a svezzamento compiuto tale disparità diminuirà;
  • i fattori nutrizionali: l’assunzione corretta di sostanze contenenti principi nutritivi adeguati dalla madre, durante la gestazione, influirà in modo determinante sul peso del piccolo al momento della nascita, e sulla sua capacità di sopravvivenza. Dal concepimento allo svezzamento, la sua alimentazione è a base di latte materno, la cui qualità e quantità assunta influirà sulla crescita e salute dei piccoli. Per tutta la durata dell’allattamento, la gatta ha bisogno di una notevole quantità di alimenti, necessaria a soddisfare le sue costanti esigenze; pertanto, la gatta ricorrerà alle proprie riserve personali, accumulate durante la gravidanza, per favorire una maggior produzione lattifera. Questo processo è del tutto naturale ed inevitabile. Qualora si verificasse un calo di peso in seguito ad un’alimentazione inadeguata, conseguentemente la produzione di latte diminuirà. Con una ricca e corretta alimentazione durante il periodo di gestazione e di allattamento, il recupero del peso precedente la gravidanza risulterà immediato a svezzamento compiuto, cioè in media a sei - sette settimane dopo il parto. Se, al momento della gestazione (circa cinque settimane dopo il parto), e in quello successivo alla lattazione, la gatta presenti solo la metà dell’apporto nutrizionale adeguato, la perdita del suo peso corporeo sarà pari a circa il 33% del suo peso iniziale. Questo insufficiente apporto di alimenti comporterà la trascuratezza dei piccoli e il nervosismo della madre nel momento della poppata. L’alterazione del fattore comportamentale, insieme ad una sottoalimentazione dei cuccioli per mancanza di latte, metterà a repentaglio il benessere della cucciolata. Una cattiva nutrizione dei piccoli, durante la fase dell’allattamento, può scaturire in una scarsa produzione lattifera, nel caso di un parto numeroso, o in quello di scarse poppate. Queste situazioni determineranno deperimento organico dei piccoli, accompagnato da disidratazione, calo di zuccheri, calo della temperatura corporea, e morte. Diverse sono le cause che generano questo repentino deperimento:
1. il fegato del cucciolo, immaturo alla nascita, necessita di un apporto di zucchero proveniente dall’esterno, prodotto dalla digestione del lattosio (lo zucchero del latte) e favorito da un enzima, la lattasi. Il lattosio, a sua volta, produrrà glucosio. L’ipoglicemia che insorge in caso di una iponutrizione può portare al coma;
2. i reni non sono maturi alla nascita e mancano della capacità di regolare l’apporto adeguato di acqua e sali minerali, pertanto, il cucciolo avrà bisogno di assumere spesso piccole quantità di acqua. Dunque, una ingestione insufficiente e ripetuta, determinerà una rapidissima disidratazione;
3. l’organismo del cucciolo, specialmente se appena nato, non possiede le riserve di grasso, e non è in grado di regolare la propria temperatura corporea. Una poppata normale e completa, il leccamento e il calore della madre durante l’allattamento, eviteranno l’insorgere dell’ipotermia. Inoltre, è consigliabile misurare la temperatura anale dei piccoli nel caso in cui il suo peso rimanesse inspiegabilmente inalterato nei giorni seguenti.
Nel caso si verifichino cucciolate troppo numerose, o se delle affezioni mammarie impediscano la libera assunzione del latte materno, si dovrà intervenire somministrando latte sostitutivo. Il latte materno, normalmente, garantisce ai cuccioli una crescita regolare. Se ciò non dovesse accadere nei due giorni successivi, e nel caso non ci fosse alcuna patologia, è possibile che il calo sia dovuto a una iponutrizione della madre, che non garantisce più una quantità sufficiente di latte. La somministrazione di latte sostitutivo sarà di complemento all’alimentazione materna e di per sé costituisce una risoluzione importante ai fini dello svezzamento. La scelta del latte sostitutivo o maternizzato, può rispondere a diversi criteri:
  • la composizione del latte: è preferibile fornire al cucciolo un tipo di latte che si avvicini per natura e quantità dei singoli componenti a quello materno; quest’ultimo risulta essere concentrato e simile a quello della cagna, ed è molto più nutriente del latte di mucca, perché ricco di grassi, proteine, e minerali. Al momento della nascita, il piccolo è all’altezza di digerire proteine, grassi e lattosio di origine animale, contenuti nel latte materno. Non essendo provvisto di enzimi che gli permettono una corretta digestione degli amidi, bisognerà scegliere un latte privo di questi e, in generale, di sostanze vegetali, fatta eccezione degli acidi grassi essenziali (linoleico, linolenico e arachidonico) dell’olio. Inoltre, l’alimentazione del piccolo non deve essere carente di minerali, quali calcio, fosforo, sodio, cloro, magnesio e potassio, e di alcuni elementi quali ferro, rame, zinco, etc. Indispensabili sono il triptofano e l’arginina che sono degli aminoacidi. L’introduzione nell’alimentazione del gattino della taurina è fondamentale, come del resto lo è per l’animale adulto;
  • la diluizione del latte: di norma, deve essere indicata dal proprietario della casa produttrice e deve essere presa in esame come, del resto, anche la composizione dello stesso. Il latte sostitutivo è solitamente venduto in polvere e reso meno denso con l’aggiunta di acqua (generalmente in 1, 2 o 3 volume d’acqua;
  • la facilità di somministrazione, di igiene: la fabbrica, in genere, fornisce dei biberon muniti di tettarelle;
  • il risultato ottenuto: è un fattore determinante, poiché i cuccioli devono aumentare di peso con una certa regolarità, senza che si verifichino episodi diarroici.

I tempi di somministrazione della tettarella sono rilevanti tanto quanto la qualità del latte fornito, per cui va somministrato in maniera regolare e intensificato nei primi giorni di vita del cucciolo, mediamente da sette dosi ogni 24 ore la prima settimana a 2 nella sesta, per poi iniziare lo svezzamento a circa un mese di vita. Le precauzioni igieniche vanno seguite con una certa premura durante la somministrazione, per favorire l’incolumità dei piccoli.
  • L’addetto alla preparazione del latte e alla consegna dei biberon deve avere necessariamente le mani pulite.
  • I biberon vanno lavati con riguardo, utilizzando uno scovino e acqua calda, per poi essere sterilizzati.
  • E’ necessario che il latte sia somministrato immediatamente dopo la preparazione.
  • L’acqua utilizzata nella preparazione deve essere necessariamente portata ad ebollizione, e, all’atto della distribuzione, non dovrà avere una temperatura inferiore ai 37°-38°, a meno che non vi siano riportate istruzioni dalla fabbrica.
  • Ad ogni somministrazione di latte sostitutivo, il Gattini deve poter bere a volontà.
  • E’ bene stimolare il perineo del piccolo con un panno morbido e umido durante la poppata, imitando in tal modo il comportamento della madre, per facilitare l’emissione di urina e feci.

Lo svezzamento è il passaggio da un’alimentazione a base di latte ad un’alimentazione più varia e solida, motivato da una necessità fisiologica, sia del gattino che della madre. I piccoli devono sopperire al crescente bisogno nutritivo e la lattazione, a partire dalla quinta-sesta settimana di vita, non li soddisfa più. Inoltre, le capacità digestive del piccolo aumentano progressivamente, e il suo organismo è in grado di digerire alimenti solidi. Già in questa fase, l’interesse per il cibo aumenta, tant’è che lo si vede iniziare a leccare gli alimenti della madre. La ciotola a sua disposizione deve essere larga e con i margini bassi, per facilitargli il pasto, inoltre, se l’alimento è secco, questo deve avere dimensioni ridotte per agevolare la presa. Nel caso in cui i piccoli devono eseguire una determinata dieta, è bene che dopo lo svezzamento venga dato loro lo stesso alimento con cui è stata nutrita la madre durante la lattazione, per evitare scompensi dovuti dallo stesso svezzamento e dalla variazione dell’alimentazione. Alcuni criteri vanno osservati per operare la scelta del tempo in cui praticare lo svezzamento; nel caso in cui la madre abbia una cucciolata numerosa, il momento propizio le evita di esaurire le proprie risorse. Di contro, per il piccolo è un momento stressante, che andrebbe evitato finché il latte materno fosse ancora sufficiente; quindi, lo svezzamento andrebbe praticato quando l’aumento di peso dei piccoli regredisce. Il consumo di alimento solidi nei piccoli va osservato ed aumentato con regolarità costante a partire dalla quarta settimana di vita. Nel momento in cui i piccoli assumeranno all’incirca 25 grammi di crocchette, o 70 grammi di cibo in scatola (dopo le sei – sette settimane di vita), potranno dirsi svezzati. Una volta che il cucciolo è cresciuto con il latte maternizzato, è bene che nel periodo che precede l’inizio dello svezzamento (intorno alla quinta settimana), il numero delle poppate quotidiane diminuisca da quattro a tre, e che si dia ai cuccioli del cibo secco cosparso di latte sostitutivo. Va sempre tenuto presente il peso dei cuccioli, pertanto una o due somministrazioni giornaliere di latte sostitutivo vanno fatte. I cuccioli vanno sempre pesati al mattino, prima della poppata quotidiana. Si passerà ad incrementare progressivamente la porzione di cibo a loro disposizione, in principio nel rendere la poppata liquida, dopodiché inzuppando il preparato sempre meno con il latte e sostituendolo gradatamente con l’acqua. Lo svezzamento, anche se eseguito gradualmente, tuttavia non può perdurare a lungo (si inizia intorno alla quarta – quinta settimana e si completa nella settima). In alcune condizioni – Gattini orfani, peritonite felina infettiva, etc. – è necessario procedere con l’inizio dello svezzamento tra la quarta o la quinta settimana. Se effettuato in modo corretto, il risultato sarà soddisfacente negli esemplari più forti, ma nei cuccioli deboli la possibilità di incorrere in possibili malattie è maggiore. Lo svezzamento è un passaggio indispensabile e obbligato affinché i gatti diventino indipendenti.
 
 
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