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comportamento del gatto

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Nonostante la sua natura solitaria, il gatto mostra delle straordinarie doti di adattamento, anche in condizioni di vita ottimali, alla socializzazione con l’uomo. La natura lo ha dotato di eccezionali mezzi comunicativi che gli permettono di percepire la presenza e di analizzare la condizione emotiva dei suoi simili o di altri animali, e decidere se è il caso di affrontarli o meno. Il rifiuto è indicato normalmente da un vocalizzo inquietante che a volte può mettere in fuga l’avversario. Per quanto concerne l’aspetto visivo, il gatto è particolarmente sensibile ai contrasti luminosi e ai movimenti, riuscendo a determinare la posizione di un topo in movimento.
Contrariamente a quanto si crede, il gatto non è in grado di vedere al buio ma necessita di una velocità sei volte inferiore a quella che è indispensabile all’uomo, il che significa che distingue maggiormente gli oggetti. Inoltre per quanto riguarda il colore riesce a distinguere soltanto il blu dal verde. I baffi sono degli indicatori preziosi, poiché gli consentono di percepire totalmente gli oggetti, per mezzo di gradienti di calore e di turbolenza, che indirizzano il naso e le pupille nella migliore angolazione. Inoltre la funzione olfattiva, grazie alla caratteristica anatomica del condotto vomero- nasale, che unisce la cavità orale a quella nasale in cui sfocia l’organo di Jacobson (che contiene le cellule olfattive che sono collegate attraverso i nervi al bulbo olfattivo), consente al gatto di individuare una sola molecola odorosa e di percepire le emozioni. Il padiglione auricolare permette al gatto di percepire le variazioni in decimi o in quarti di tono, rispettivamente delle alte e medie frequenze, e gli consente ad esempio di distinguere e rispondere al proprio nome, anche se è probabile che capti solo il timbro e l’intonazione con cui il padrone si rivolge ad esso. Altro tipo di comunicazione che il gatto trasmette, è il manifestare le proprie emozioni sia in maniera diretta, sia lasciando segnali del proprio passaggio, come depositi (orina, escrementi e secrezioni di ghiandole sudoripare), definita erroneamente “marcatura”.
Contrariamente alla credenza generale, non si tratta di marcatura ma di deposito di odori, soprattutto se si tratta di orina, infatti non intimorisce affatto l’animale che lo annuserà, ma sprona il gatto che passerà successivamente a ricoprire questo accumulo di odori. Alcune di queste sostanze, sintetizzate e rese sotto forma di spray, pare abbiano un effetto calmante. Un altro segnale del passaggio di un gatto è rappresentato dai graffi sugli alberi, divani e quant’altro. Secondo il giudizio di alcuni è visto semplicemente come stretching, per altri, con tale atto il gatto rilascerebbe delle secrezioni delle ghiandole poste sotto i cuscinetti plantari. Sembrerebbe inoltre che si rendano attive in caso di paura. Nella comunicazione diretta, il gatto usa posizioni e vocalizzi trasmettendo ai suoi avversari dei messaggi ben precisi.
 
Il gatto per comunicare, si serve di cinque posture fondamentali:
  • l’inarcamento della schiena, il pelo e la coda diritta esprimono un atteggiamento aggressivo;
  • il pelo normale e la coda incurvata, esprimono un atteggiamento amichevole;
  • quando il gatto è rannicchiato e con gli artigli da fuori ed emette un brontolio rabbioso, assume un tono minaccioso;
  • le baruffe tra gatti, tranne quando si tratta di combattimenti reali durante il periodo del calore, si risolvono in spettacoli uditivi;
  • lo scontro è breve, con tanto di ringhi impressionanti.

Le orecchie vengono orientate a seconda degli umori del gatto così come le vibrisse, peli più larghi di cinque o sei volte rispetto a quelli normali, disposte a gruppi su quattro o cinque file in entrambi i lati del naso; a differenza delle orecchie le vibrisse si orientano anche in base alle attività da esso svolte (caccia, punta, etc). Alcune di esse sono presenti anche al di sopra del carpo, nella parte anteriore delle zampe anteriori e sulle guance.

Strategie di comunicazione.
Il gatto può essere:
  • un predatore agile che si muove con discrezione per non essere visto
  • uno “spaccone”, che si compiace eccessivamente di se, in particolar modo nel periodo degli amori, ma pronto a cedere il passo al primo arrivato;
  • un seduttore, che coabita solo con l’uomo e non deve procacciarsi il cibo. In queste particolari circostanze, assume degli atteggiamenti specifici come, fare le fusa, il leccamento con finalità comunicativa, miagolii espressivi etc.
 
Il gatto organizza la sua esistenza, sonnecchiando, mangiando e giocando. L’area di riproduzione viene circoscritta provvisoriamente e se il gatto vive in libertà deve disporre di un’ampia zona di caccia. Il rispetto di questa organizzazione, gli eviterà numerosi disturbi comportamentali. In appartamento, è importante che il posto dove è collocata la cassetta con la lettiera sia distante, dal luogo destinato all’alimentazione, e che il posto dove riposa venga scelto in base alla posizione del sole, all’umore del gatto e preferibilmente vicino a una fonte di calore. L’area assegnata al gioco deve essere estesa; il gatto inoltre preferisce le posizioni alte.

Comportamento alimentare.
Il Felis libica e il Felis ornata i probabili progenitori del gatto, si pensa siano originari del deserto poco avvezzi a bere e ad accontentarsi delle magre prede che riuscivano a cacciare. L’addomesticamento e molte sue abitudini le ha ereditate dal popolo egizio. Il gatto attuale ha conservato questa sua attitudine all’acqua, infatti è un bevitore moderato che ne assume 12,6 ml., da nove a dieci volte al dì. Per quanto riguarda il cibo consuma dai quindici ai sedici pasti, in media 8 gr., nell’arco delle ventiquattro ore, della durata di quindici minuti ciascuno, indipendentemente giorno e notte (va ricordato che il suo sistema digestivo consente questo tipo di alimentazione). L’obesità è rara, solo il 12% dei gatti presenta questa condizione, contro il 20-30% dei cani, poiché consuma il cibo in funzione dei propri bisogni. E’ bene che sin da piccolo venga educato a mangiare svariati alimenti.

Comportamento eliminatorio.
La pulizia è un comportamento istintivo del gatto, appreso intorno al primo mese di vita. Prima di questo periodo, la madre dopo ogni poppata stimola la zona anogenitale per favorire la fuoriuscita dell’orina e degli escrementi. Solo dopo la quarta settimana si attiva il controllo neurologico, che consente al gatto di avvicinarsi alla cassetta contenente la lettiera, accovacciarsi (questo atteggiamento eliminatorio vale sia per maschio che la femmina), espellere e poi ricoprire accuratamente le proprie feci. Le dieizioni in posti inadatti indica un disturbo del comportamento.

Comportamento di pulizia.
Il comportamento di pulizia, ha anche una funzione calmante: il leccarsi, stimola la produzione di endorfine (ormoni che si attivano anche per allontanare la sensazione di dolore). L’atto del leccamento usato sugli altri è indice di un legame affettivo, evidente nel rapporto tra la madre e i Gattini. Nel comportamento di pulizia, che inizia nel gattino intorno alla seconda settimana di vita, il gatto è quasi autonomo e lo si nota leccarsi la zampa anteriore e portarsela alle orecchie. Un abituale riflesso autopodale caratterizzato da un movimento delle zampe, si può notare nel gatto quando si gratta volontariamente, o può essere indotto, quando si accarezza il dorso del felino.

Comportamento riproduttivo.
Nei gatti il momento puberale è abbastanza precoce, intorno ai sei mesi, inoltre le gatte nate all’inizio dell’estate vanno prima in calore rispetto a quelle nate in primavera per effetto del caldo.
Nel caso si decidesse di non farli riprodurre è preferibile farli sterilizzare appena è possibile. Così facendo, si elimina al maschio la possibilità di contrarre malattie infettive da morso, e alla femmina, la sterilizzazione precoce scongiura l’insorgenza di eventuali tumori alla mammella, contrariamente a quanti sostengono che vada fatta partorire almeno una volta. Infatti, è un dato scientifico che la maternità non risponde a nessuna necessità biologica e tanto meno comportamentale. Il maschio è sessualmente maturo tra i sei e i dodici mesi, le guance crescono a dismisura e si presenta scarno durante la fase del calore delle femmine a causa delle continue lotte con i suoi simili. La prima gestazione inizia dal quinto mese, ma è consigliabile che avvenga tra gli otto e i nove mesi. Il periodo del calore, che inizia con la primavera e si protrae fino all’inizio dell’autunno, con pause brevi di otto o dieci giorni, dura all’incirca dai quattro agli otto giorni. L’ovulazione nella gatta è causata dall’accoppiamento, il che spiega la necessità di doversi accoppiare più volte perché avvenga l’atto fecondativo, di conseguenza i cuccioli possono avere padri diversi. La femmina si lascia avvicinare dal maschio solo nel momento in cui decide di accoppiarsi, prima di allora la gatta emette dei miagolii languidi e a volte anche inquietanti. Prima che inizi l’accoppiamento, il maschio che ha avuto la meglio nei combattimenti con i suoi simili, orina sul luogo dell’incontro, dopodiché inizia l’atto sessuale agevolato dal fatto che la gatta mostra volutamente la zona anogenitale per agevolare la penetrazione. L’accoppiamento è abbastanza veloce e la gatta reagisce usualmente in maniera violenta, poiché il pene del gatto è provvisto di spine che oltre a stimolarle la vagina le provoca dolore. Una gatta può avere oltre le sette monte. La gestazione dura da cinquantotto a settantuno giorni e quando avviene il parto, mangia la placenta di ciascun piccolo, che le darà sostentamento per un paio di giorni, dato il suo alto valore nutritivo. I cuccioli, da appena nati si dirigono verso le mammelle, ed ognuno di essi utilizzerà sempre la stessa. L’allattamento non preclude il calore, che si può ripresentare anche dopo quindici giorni dal parto, pertanto, dopo le tre settimane è preferibile farla sterilizzare se non si vogliono avere altre cucciolate. Le femmine sono in grado di riprodursi fino a quattordici anni, con una media di due parti all’anno con quattro o sei piccoli ognuna. Le gatte tricolori ne possono avere fino a tre all’anno.

Comportamento locomotorio.
Che il gatto sia un animale estremamente agile, lo dimostrano la sua scioltezza nell’uso delle membra sia a livello muscolare che articolare, il suo senso dell’equilibrio ed un vista eccezionale. La sua velocità può essere paragonabile a quella di un cavallo, con un passo che va dai due ai quattro tempi e con quattro differenti andature. Eccellente arrampicatore, riesce anche su pareti che non gli consentono una facile presa grazie ai preziosi artigli. Si è notato che i gatti che ne sono privi riescono comunque. La credenza popolare, secondo cui un gatto ricadrebbe sempre sui piedi non è veritiera. Oltrepassato il settimo piano, la sua velocità di caduta sarà sempre la stessa e le lesioni pneumotoraciche possono essergli anche fatali, così come nel caso cada da un metro, non avendo il tempo necessario di rigirarsi può causargli delle lesioni.
Nel XVIII secolo si credeva che gli atteggiamenti dei gatti fossero unicamente istintivi, successivamente però si è stati portati a dare un eccessivo peso alla sua intelligenza, cadendo nella confusione: benché possa essere complesso, il suo è semplicemente un apprendimento (alcuni test hanno cercato di stabilire una classificazione del grado d’intelligenza degli animali, al vertice della quale si trovano i primati, il gatto si colloca nella media superiore).

Un vero attore.
Il gatto riesce ad interpretare svariati ruoli: dai miagolii rauchi, profondi ed insistenti quando ha fame, all’annusare disgustato la lettiera sporca.
 
 
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