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Il gatto domestico è contemporaneo all’uomo preistorico. Una volta sottomesso al dominio dell’uomo e sino al XVIII secolo, è stato contemporaneamente desiderato, oppresso, cacciato e reso oggetto di culto, adattandolo quelle che sono le sue inclinazioni a quelle dell’uomo. E’ ritenuto spesso come l’esemplare più selvatico tra quelli resi domestici, probabilmente per la capacità innata di tornare sempre e comunque allo stato selvatico, o per il suo istinto randagio. Il suo percorso ben si colloca nella specie felina attraverso i secoli sino ai nostri giorni. Rendere domestico un animale selvatico vuol significare mitigare la sua condotta aggressiva e selvatica, per domestico si intende giungere ad uno stato di convivenza con l’uomo nel suo habitat e tenergli compagnia; il gatto ricopre questo ruolo pienamente. Infatti l’uomo, con gli anni, è stato in grado di farlo riprodurre in cattività, di influenzarne l’evoluzione e di selezionarne delle caratteristiche di pregio con l’istituzione nel ‘800 del pedigree.

Perfettamente integrato nell’ambiente umano, al gatto domestico si riconosce lo status di individuo. Tatuaggi e vaccini attestano un’ampia documentazione che accompagnano la sua esistenza. Regolarmente registrato e controllato, di razza pura o non, ha acquistato una importanza tanto da imporsi nell’ambiente umano. L’uomo è riuscito a comprenderne la natura, nell’osservare i suoi atteggiamenti ed il suo modo di reagire alle cose, tanto da considerarlo alla sua stregua. Durante il XX secolo, a seguito del progresso raggiunto in campo veterinario ed alimentare, il gatto è meno soggetto alle malattie. Non dovendo più sopperire alla necessità di procurarsi il cibo per sopravvivere, si è reso più presente nella vita dell’uomo, pronto a ricevere coccole, integrandosi perfettamente nella vita del proprio padrone tanto da divenire esigente ed aumentare le proprie richieste. Gli studi sul comportamento ed i bisogni di questo piccolo felino, hanno portato l’uomo alla ricerca continua di nuovi accessori e prodotti finalizzati al suo benessere, quali lettiere, guinzagli, albero per gatti

Sia essi provengano da accoppiamenti Felini, sia provengano dal frutto di mutazioni spontanee, al giorno d’oggi non esisterebbe razza se l’uomo non operasse una selezione. Nel 1871 al Cristal Palace di Londra si assiste alla prima esposizione felina a cui parteciparono circa 25 classi di gatti non puri e con mantelli diversi tra Europei e Persiani. Nei primi anni del ‘900, solo sedici furono dichiarate ufficialmente razza, mentre oggi, grazie ad una graduale evoluzione, il repertorio si è ampliato tanto da contarne 54 a cui si sommano oltre 12 tipologie di persiani ed orientali. Il diversificato numero di razze presenti nel mondo, è indice di varietà delle forme, strutture morfologiche e comportamentali. L’uomo nel programmare l’accoppiamento di specie diverse, ha permesso la creazione di altre differenti tipi di razze.

La diversità morfologica si è andata con il tempo trasformando, per cui si possono avere esemplari dalla testa rotonda o triangolare, dalla corporatura pesante o leggera. Lo standard prevede cinque morfotipi, tra cui:
  • il cobby rappresentato dal Persiano, l’Himalaiano, il gatto Manx, il Burnese, il Cymric, è un esemplare piccolo dalla corporatura robusta;
  • il semi-cobby, più lungo e slanciato, tra cui si cita il Norvegese ed il gatto Ragdoll;
  • il foreign, dal corpo e gli arti lunghi, rappresentato dall’Abissino, longilineo;
  • il semi-foreign anch’esso longileo ma con una struttura ossea notevole, come il Rex Devon, l’Egyptian Mau, il gatto Singapura, l’Orientale ed il Siamese.

Tratti descrittivi sono:
  • testa rotonda nell’europeo e triangolare nel Siamese
  • il colore degli occhi
  • la coda, che si presenta grande nello Skogkatt e completamente priva nel gatto Manx
  • il mantello.

Il pelo, come nel Persiano o Himalaiano, può raggiungere la lunghezza di 15 cm, o essere semilungo come nell’Angora turco, o corto come nell’Europeo e nel Certosino.
Alla varietà di colori che definisce la razza, che può essere uniforme o che manifesta due o più colori (squama di tartaruga, smoke) o argentata come il Persiano cincillà, si aggiunge anche un tipo di mantello sempre colorato ma che presenta in più dei disegni; tra questi c’è il color point come il Siamese, il tabby come l’Europeo (tigrato, maculato, con macchie o striature larghe e fini).
 
A partire dal periodo delle prime mostre feline inglesi ed in seguito francesi di fine secolo XIX, la tipologia nella scelta dell’animale è progressivamente cambiata. La tendenza dell’epoca era quella di premiare i partecipanti soprattutto Persiani, che avevano avuto il sopravvento su quelli d’Angora, Siamesi, alcune specie selvatiche quali il Margay, ed anche degli esemplari domestici selezionati in base alla loro bellezza. Si tenga conto, tuttavia, che in principio solo alcuni borghesi esponevano in pubblico il loro gatto. Con il passare del tempo, il gatto domestico , privo di una propria discendenza e di pedigree, ha perso questa prerogativa a vantaggio di nuove razze provenienti da altri paesi e per tale motivo rare poco conosciute.
Conoscere la genia od una qualsiasi provenienza di un ramo collaterale di queste razze feline pure, ci porterebbe ad accertarne l’eredità del colore o il mantello. Strane razze come il Rex o gli gatto Scottish Fold provengono da gatti comuni nati in campagna. Il mantello Tabby del Siamese o del gatto sacro di Birmania, denominato anche “tabby point”, originano dal gatto comune. La tonalità tortie, che ricorda i colori squama di tartaruga simpaticamente esibiti dai Persiani, è di provenienza popolare, come lo è il mantello bicolore. Cosa contraddistingue il gatto comune? Il contributo nel migliorare o nel creare la stragrande maggioranza delle razze feline, in particolare del tipo Europeo che ne rappresenta il successore diretto, anche se a molti non è del tutto noto. E’ da sottolineare tuttavia che è del tutto errato riconoscere la razze del gatto europeo, o comunemente definito l’Europeo, con quello del gatto comune.
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