Capire la natura del
cavallo non è una cosa semplice ad effettuarsi anche se lo si vede spesso familiarizzare con l’uomo e rendersi disponibile nei suoi confronti in caso di impiego nel lavoro. Un tempo era un elemento indispensabile della fattoria usato per trainare pesanti carichi e trasportare persone. Il rapporto di collaborazione tra l’uomo e il
cavallo da lavoro è tra i più antichi, anche se fino al X secolo è stato fatto un uso improprio dell’
animale, mettendo a repentaglio la sua stessa vita dato gli ingenti e gravosi carichi cui veniva sottoposto, e principalmente per l’utilizzo di una bordatura inadeguata. A volte infatti con il tipo di collare l’
animale rischiava il soffocamento. L’attacco comunque fu impiegato anche per trainare slitte ed enormi tronchi. Inoltre il
cavallo divenne un mezzo usato nel servizio di posta collegando così anche centri distanti tra loro. In territorio persiano Dario (VI-V secolo a.C.) ideò un servizio di posta efficiente che disponeva di varie stazioni di cambio e alloggio dei
cavalli e corrieri e di una efficace rete viaria.
L’introduzione del carro consentì un maggiore utilizzo del
cavallo. Svariati modelli di carri fecero il loro ingresso nella storia. In Grecia si introdusse il carro a due ruote, in Persia quello a quattro. Nelle campagne romane si utilizzò il plaustrum, un particolare veicolo a quattro ruote raggiate e con il cerchione di ferro ideale nei trasporti di ingenti carichi. Nel V secolo era già stato introdotto il carpentum più leggero e raffinato per soli passeggeri. Il carroccio usato dall’esercito nel Medio Evo, le diligenze, i carri dei coloni e le carrozze hanno rappresentato un vero e proprio modo di impiego dei
cavalli nel mondo del lavoro attraverso i secoli.
Nel X secolo d.C., grazie all’innovazione del collare rigido gli equini furono adoperati maggiormente nei luoghi rurali sostituendo le coppie di buoi che trainavano pesanti aratri e che spesso venivano raffigurate nelle miniature medievali. L’invenzione del collare rigido che poggiava sulla spalla del
cavallo gli consentiva di trascinare il pesante attrezzo con maggiore facilità. Nell’XI secolo, l’introduzione nel Nord-Europa di un nuovo tipo di aratro trainato da una coppia di
cavalli incrementò la produzione del grano e permise la rotazione delle colture. Una significativa produzione agricola portava con se anche un miglioramento della qualità della vita e una maggiore capacità di resistenza alle malattie, determinando così un notevole incremento demografico sul continente europeo. Ogni tipo di trasporto trasse beneficio dal collare rigido favorendo l’utilizzo di carri più pesanti trainati da
cavalli, tanto che alcune razze furono battezzate (Fell e Dale) proprio per il tipo di attività per cui venivano adoperate.
L’impiego dei quadrupedi non si esaurisce esclusivamente nelle attività citate; in periodi più recenti furono usati per trainare tram, o per le operazioni dei pompieri che richiedevano una certa celerità. Attualmente li si vede esprimersi in diverse attività . In Inghilterra e in Olanda li usano per effettuare consegne o li si nota sostare con carrozze in piazze, dinanzi a monumenti etc…L’invenzione del motore ha definitivamente decretato la fine dell’utilizzo del
cavallo nel campo lavorativo e l’uomo ne ha fatto una delle principali attrazioni dei carichi o di molteplici sport equestri.
Lo sport equestre ha anch’esso sottoposto l’
animale a ritmi di lavoro intensi e a frequenti riproduzioni di purosangue da corsa. Ogni stallone che ha di norma una carriera ventennale viene fatto accoppiare con trenta o quaranta fattrici durante il periodo di monta (tra il 15 febbraio e il 5 di giugno). Le fattrici dopo undici mesi di gestazione vengono lasciate a riposo per un solo mese dopo la nascita del puledro dopodiché vengono fatte di nuovo accoppiare. Si delinea dunque un vero e proprio giro d’affari intorno al
cavallo.